Storie e testimonianze sugli effetti che la catastrofe nucleare del 1986 ha avuto sulla vita delle persone
Рассказы и свидетельства о том, как ядерная катастрофа 1986 года сказалась на жизни людей
Ucraina, città evacuata di Pripjat’, cucine in un asilo
... continuo a muovermi all’interno dell’asilo nido e a fotografare giocattoli impolverati e maschere antigas cercando di congelare questi oggetti in uno scatto e fissarli in una pellicola. Al pari degli antichi egizi che imbalsamavano i corpi, fotografo nel tentativo di soddisfare uno dei bisogni fondamentali della psicologia umana, la difesa contro il tempo. Catturo immagini, in fondo vorrei soltanto sottrarre alla corruzione del tempo ciò che fotografo. Ma a differenza degli egiziani la mia religione non fa dipendere la sopravvivenza dalla perennità materiale delle cose. Io non riesco a strapparle, come loro, al flusso della durata e pertanto non posso ricondurle alla vita. Non posso neanche salvare le apparenze. Nel momento dello scatto è come se aggravassi la loro situazione, complice anch’io del loro deterioramento.
Carlo Spera
Украина, эвакуированный город Припяти, кухни в одном детском саду
... продолжаю двигаться внутри территории детского сада и фотографировать запылённые игрушки и противогазы, стараясь запечатлевать эти предметы одним щелчком и фиксировать на плёнке. Так же, как древние египтяне, мумифицировавшие тела, я фотографирую в попытке удовлетворить одну из основных потребностей человеческой психологии – защиту против времени. Ловлю изображения, но в конце концов мне бы только хотелось спасти от разложения временем то, что фотографирую. Но, в отличие от египтян, для моей религии выживание не зависит от материальной долговечности вещей. Я не могу, как они, вырвать их, из потока вечности, и соответственно я не могу их снова возродить к жизни. Я не могу даже соблюсти внешние приличия. Как будто я, в мгновение щелчка, обострил их обстановку, сам сообщник их изнашивания.
Canzone: «Ai bimbi di Cernobyl» Parole e musica: Ganna Kazlova
Traduzione in italiano: ? Traduzione in russo: Irina Deshkova
Песня: «Дзецям Чарнобыля» Слова и музыка: Ганна Казлова Перевод на итальянский: ? Перевод на русский: Ирина Дешкова
ДЗЕЦЯМ ЧАРНОБЫЛЯ
Як прыйдзе вечар,
Заззяюць зоркі,
Нібыта цацкі
У маім вакне.
Мілая матуля,
Сядай утульна
І калыханку
Мне праспявай.
Толькі ты не спявай
Песню пра Чорны край:
Хвoрая там зямля,
Птушак, жывёл няма...
Зорка сышла з нябёс,
Зорка палынная...
Выратай, Божа, лёс,
Дзецям Чарнобыля!
Як прыйдзе ранак,
Пагаснуць зоркі,
Загляне сонца
Ў наш родны край.
На зялёным полі,
Дзе кветак мора,
Аб шчаслівай долі,
Ластаўка, праспявай!
Толькі ты не спявай...
Як дзень зайграе,
Усё расквітае,
І льецца водар
Духмяных траў.
Курлычуць гусі
Над Беларуссю,
Ласкавы Нёман,
Спявай жа нам!
Толькі ты не спявай...
AI BIMBI DI CERNOBYL
Quando arriva sera
Nel finestrino
Brillano le stelle,
Giocattoli.
Mia cara mamma,
Siediti vicino
E ninna-nanna
Canterellami.
Ma non cantare mai
Del nero paese, sai,
Con terra malata che
Non nasce la vita più.
Scese una stella lì,
Stella d’assenzio, sì,
Dio fortuna dà
Ai bimbi di Cernobyl.
Quando arriva l’alba
Si siedono le stelle,
Nel paese nostro
Il sole guarderà.
E sul campo verde
Con il mar di fiori
Canta l’uccello
Di felicità!
Ma non cantare mai…
Se scintilla il giorno
Tutto rifiorisce,
Sulla Bielorussia
Zufolano le gru.
E diffonde l’erba
La fragranza sua,
E il dolce Nëman
Canterà per noi.
Ma non cantare mai…
ДЕТЯМ ЧЕРНОБЫЛЯ
Лишь наступит вечер,
Зажгутся звёзды,
Словно игрушки
В моём окне.
Мама дорогая,
Сядь со мной, родная
И колыбельную
Спой тихо мне.
Но никогда не пой
Песню про Чёрный край:
Гиблая там земля,
Не слышно соловья...
С неба сошла звезда,
Звезда полынная...
Дай, Боже, лучшей судьбы
Детям Чернобыля!
Ucraina, città evacuata di Pripjat’, l’impianto nucleare di Cernobyl’ visto dall’ultimo piano dell’albergo Polissia
Il fuoco degli atomi ha sventrato la piazza.
I falò sono svaniti nelle pupille delle bambole abbandonate.
Qui dove tutto tace
un soldato dimenticato
senza un acconto
senza libagioni
con un groppo di pena si riscalda sotto le colate di sole.
Il mostro nero della ciminiera
Con l’ultima ciocca di capelli
La bocca avida colore dello smeraldo
Come una turbina che si succhia tutti i colori
si sdraia sulla città
per l’ultima volta come un fantasma ferito.
E su un campo
Un fiore tagliato
Con dentro una goccia di rugiada infetta
Giace lì da quel giorno.
Non raccogliere quel fiore
c’è dentro il dolce oblio dei giorni andati.
Cupa fiaccolata di cadaveri bianchi.
Soffia il vento, la morte è qui.
Giorgio Taschini, autore televisivo
Украина, эвакуированный город Припять, ядерный объект Чернобыль, увиденный с последнего этажа гостиницы Полісся
Огонь атомов снёс площадь.
Костры растворились в зрачках покинутых кукол.
Здесь, где всё молчит,
Забытый солдат
Без задатка
Без возлияний
С комком муки греется под разливом солнца.
Чёрное чудовище трубы
С последней прядью волос,
С алчным ртом изумрудного цвета,
Как турбина, засасывающая в себя все цвета,
Ложится на город
В последний раз раненым призраком.
И на поле
Рассеченный цветок
С каплей заражённой росы внутри
Там лежит с того дня.
Не собирай этот цветок,
В нём сладкое забвение прошедших дней.
Зловещее факельное шествие белых трупов.
Дует ветер, смерть здесь.
Джорджо Таскини, телевизионный автор
Autore:Carlo Spera Tratto da: “Viaggio al termine della notte. 20 anni dopo l'esplosione della centrale di Cernobyl” Casa editrice:ViediMezzo Data:2006 Traduzione: S.F. Автор: Карло Спера Из:“Путешествие на край ночи. 20 лет после взрыва на ЧАЭС” Издательство:ViediMezzo (Италия) Дата:2006 г. Перевод:С.Ф.
20 anni dopo l'esplosione della centrale di Cernobyl”
Casa editrice:ViediMezzo
Data: 2006
Автор:Карло Спера
Из:
“Путешествие на край ночи.
20 лет после взрыва на ЧАЭС”
Издательство: ViediMezzo (Италия)
Дата: 2006 г.
К сожалению, русского оригинального текста интервью нет.
ALEKSANDR KIUBAS
Ex generale dell’esercito bielorusso in pensione
Il territorio che è stato maggiormente colpito dalla nube radioattiva di Cernobyl lo conosco bene. Dal 1944 al 1947 ho lavorato nella regione di Komarin, precisamente dove si uniscono due fiumi: il Dnepr e il Pripjat’. Da lì alla centrale sono solo diciotto chilometri. Era un posto bellissimo, con prati meravigliosi e boschi di querce. È in quella zona che è nata mia moglie. La maggior parte dei miei parenti proviene da lì. Purtroppo diciannove anni fa tutta quella bellezza è stata coperta dalla nube radioattiva; quasi metà della popolazione che abitava quella regione, e in particolare coloro che vivevano vicino alla città di Pripjat’, è stata evacuata. Adesso è una zona chiusa, dove non si può più neanche entrare. Nel 1986 i miei parenti sono stati trasferiti in altre regioni, molti di loro sono morti, anche mia moglie è morta. Il villaggio dove era nata oggi è diventato il villaggio dei morti. Tutte le persone trasferite con cui ho avuto modo di parlare mi hanno detto la stessa cosa, e cioè che hanno molta nostalgia della loro terra. Sono molti quelli che una volta l’anno tornano per pregare sulle tombe dei parenti.
Che cos’altro posso dirvi? Il giorno dell’incidente non mi trovavo lì. E pensare che Cernobyl non si trova neanche in territorio bielorusso, ma in Ucraina. Nessun’altra nazione è stata colpita come la Bielorussia, a pagare è solamente il nostro paese. Però una cosa ve la voglio dire: Cernobyl riguarda tutti gli uomini; per risolvere il problema noi bielorussi abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti gli altri paesi del mondo. È così, non c’è che dire, anche se mi costa non poca fatica ammetterlo. Sapete, io sono stato ferito durante la seconda guerra mondiale e allora, siccome non potevo più combattere, mi è stato dato l’incarico di gestire una squadra. Ricordo perfettamente come, dopo la guerra, tutta la regione era stata bruciata, completamente, distrutta e bruciata. Abbiamo ricostruito tutto da zero, e nel farlo ci abbiamo messo una buona fetta della nostra anima. Abbiamo rimesso in piedi le fabbriche, i villaggi e poi, trent’anni dopo, Cernobyl ha distrutto di nuovo tutto. Dentro di me c’è molto dolore, soprattutto per questo.